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‘Smart city’ in Sardegna: Silicon Valley o cavallo di Troia?

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La notizia é senz’altro degna di rilevanza: il terzo produttore al mondo di smartphone, Huawei, ha deciso di investire in Sardegna.

L’accordo é stato siglato dalla Regiona Sardegna e dalla multinazionale cinese dopo 18 mesi di trattative e prevede investimenti per oltre 20 milioni di Euro tesi a sviluppare progetti di ricerca sulle ‘smart city’ o cittá intelligenti.

Il concetto di cittá intelligente ha l’obbiettivo di rendere le cittá piu’ tecnologicamente avanzate in aree a tradizionale competenza statale quali: sicurezza, istruzione e sanitá. Oltre alla Sardegna hanno aderito alla proposta di Huawei anche Malta, Hannover, Amsterdam e l’Aja.

In Sardegna il progetto verrá gestito nel parco tecnologico di Pula dai tecnici Huawei in collaborazione con il Centro di Ricerca Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna (CRS4), polo d’eccellenza da sempre all’avanguardia in campo tecnologico che realizzó nel 1993 il primo sito internet italiano.

A dimostrazione dell’importanza senza precedenti dell’accordo e prima volta nella storia, il premier cinese Xi Jinping é arrivato in Sardegna incontrando il premier italiano ed il presidente della regione Sardegna a porte chiuse a confermare la grande volontá di collaborazione anche a livello politico.

Il presidente Pigliaru ha espresso una viva soddifazione per l’accordo che dovrebbe portare a ricadute estremamente positive nel campo dell’occupazione oltre che attrarre a cascata ulteriori investimenti nell’isola.

Nonostante la notizia possa sembrare positiva su molti fronti, specialmente su quello delicato dell’impiego, sorgono dubbi sulla pericolositá strategica di affidare ad un’azienda straniera la gestione di aree nevralgiche al funzionamento di uno stato ed al benessere dei suoi cittadini. Tanto piú che non sono ancora stati sciolti i dubbi sulla reale struttura corporativa del colosso cinese fondato da un ex ufficiale militare legato al partito comunista cinese.

Oltre alla nebulositá su chi di fatto controlli l’azienda, il fatto che Huawei in Cina operi sia nel reparto militare che civile ha spinto gli Stati Uniti a rigettare ripetutamente Offerte Pubbliche di Acquisto (OPA) da parte dell’azienda di entrare in vari settori nodali del mercato statunitense.

Nonostante le offerte della compagnia cinese fossero decisamente piú alte delle proposte dei competitors, il Permanent Select Committee on Intelligence degli Stati Uniti ha ritenuto doveroso bocciare le OPA di Huawei adducendo la possibilitá di gravi pericoli per la sicurezza nazionale quali minacce di spionaggio industriale e violazioni di cyber security che la presenza dell’azienda avrebbe potuto comportare.

Fonti: